Questa settimana conosciamo la bella Siria, super tifosa del Verona, vogliamo darvi un consiglio, la Siria vi lascia senza fiato.

Sono ormai tante le donne, e le ragazze, che si avvicinano sempre più al mondo del calcio, da dove nasce questa tua passione per la tua squadra del cuore?

Sono nata in una famiglia di sportivi. Mio padre maratoneta, mia madre dedita allo jogging. Ho praticato il Campo Coni da piccola, imparando a lanciare il giavellotto mentre mio fratello minore, Icaro, si impegnava nelle gare di corsa su pista. Le regole sportive, il confronto leale, la competizione mi hanno sempre attratta. Così anche i giochi di squadra, la bandiera, il calcio. Lo stadio, l’arena dove si cimentano due formazioni tese a superarsi, il tifo, i colori, l’atmosfera irripetibile di una partita, l’euforia di un gol, il premio di classifica, rappresentano la metafora della vita.

Raccontaci la tua prima volta allo stadio...

L’esordio, come spettatrice, è avvenuto all’Olimpico di Roma, ero poco più che bambina, dove la formazione giallorossa affrontava il Bologna. La sensazione avuta, da togliere il respiro, l’ho avvertita quando ho raggiunto l’imbocco del settore “Distinti Nord”. L’immagine dell’ellisse mi ha fatto sentire protagonista di un evento. Poi il canto collettivo, il brano di Antonello Venditti diventato rito propiziatorio, mi portarono su di una nuvola di sensazioni sulla quale rimasi per tante ore, a partita conclusa. Poi, nel tempo, l’affetto per l’Hellas Verona, per una società ed una squadra che esprimono il territorio dove ho scelto di risiedere per interessi culturali e professionali.

Qual è e come l' hai vissuta la vittoria più importante del tuo Verona?

La partita più emozionante, negli ultimi anni, è stata quella dell’Hellas Verona con il Vicenza l’1 maggio del 2017. Un cocktail di tensione, timori, gioie per una gara rocambolesca risolta da Romulo a tempo scaduto, fissando sul 3 a 2 il risultato finale. Una rete, quella realizzata al 95esimo, che si è trasformata in una festa collettiva a sancire il meritato ritorno in serie A, senza passare per i play off, a due gare dal termine del campionato.

Invece tocchiamo un tasto dolente, la sconfitta più brutta ed il tuo stato d' animo?

La gara più deludente quella di Benevento, due turni fa. Una sconfitta cocente, subìta da una formazione spacciata che, di fatto, ha trasformato la rincorsa alla salvezza in un percorso estremamente difficile, appena attenuato dalla vittoria di domenica scorsa sul Cagliari. All’Hellas mancano proprio i tre punti di terra sannita. Con quelli, il confronto con le altre formazioni di bassa classifica sarebbe stato ad armi pari. La sensazione avvertita è stata quella di una situazione quasi del tutto compromessa.

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Il giocatore della tua squadra del cuore che trovi più affascinante e quello meno invece?

Il calciatore preferito è Franco Zuculini. Il temperamento, il carattere volitivo, la grinta che dimostra nel ruolo di centrocampista lo rendono determinante nell’economia del gioco malgrado l’inevitabile minore evidenza che tocca a chi non è attaccante o estremo difensore. Peraltro, alla personalità di atleta accompagna una sensibilità per l’arte e la musica che per me, cantante lirica, rappresentano valori importanti nell’indole di una persona. Il tesserato più distante dalla mia visione del gioco di squadra, naturalmente è un giudizio che non ha nulla a che vedere con la persona, è Lee Seung-woo. Penso che l’area di provenienza, la Corea del Sud, a parte l’esperienza del Mondiale svolto in quel Paese, non abbia ancora registrato una evoluzione nel Calcio che l’avvicini al modello europeo. E’ come se attraverso il calciatore si riproponessero, in parte, anche dei cliché, dei modelli culturali di riferimento che rappresentano, anche in questo ambito sportivo, dei valori consolidati.

Invece adesso passiamo ad una domanda più complicata, Conosci il fantacalcio? Se si, quali giocatori vorresti consigliare ai fantallenatori?

Conosco il gioco ed il suo meccanismo. Mi diletto da qualche tempo a praticarlo. Per gli allenatori del Fantacalcio la segnalazione che mi sento di spendere è per Marco Carraro, classe ’98, scuola Inter, che quest’anno veste la divisa del Pescara. Occupa il vertice basso del centrocampo ed è stato schierato da Zeman, all’inizio dell’anno, davanti alla difesa. Le caratteristiche atletiche, l’altezza (quasi 1 metro e 90) e la buona visione di gioco (da affinare con l’esperienza), promettono di farne un protagonista nel ruolo entro le prossime due stagioni.

Ai Fantallenatori l’augurio di un impegno vincente con una certezza: “La squadra più forte non è mai quella in campo”.